Archive for the ‘Books’ Category
Varie ed eventuali post-carnevalesche
Al fine di dar da leggere ai miei amici Torinesi, faro’ un resoconto dettagliato di tutto quello che volevo scrivere nel periodo di febbraio e che non ho mai avuto tempo di scrivere.
Inizio avvisando chi non lo sapesse che Roberto si è laureato, ed abbiamo un Maestro d’Arte in più a Milano. Complimenti! Il regalo prima o poi arriverà(come quello di Natale dovrai aspettare almeno due mesi).
Faccio anche i complimenti ad Alessio(Nail) per la Laurea in Informatica, che intanto non mi leggerà mai, ma qualcuno qui lo conosce ed andrà a rompergli le scatole, facendomi di conseguenza odiare da lui.
La frase da chat del mese viene vinta da Doccd con:
—icq log—
thane: continuano a contattarmi in chat fanciulle da russia e germania
Doccd: ma dove te lo beccano il uin?
Doccd: fanno una ricerca?
thane: ah non lo so
Doccd: vanno a colpo sicuro?
thane: cercano “nerd bella presenza”
Doccd: hai l’uin scritto nei bagni degli autogrill
thane: ahahahahahahahaha
— fine log—
Per l’angolo culturale del mese propongo la lettura di una raccolta di scritti e articoli di Umberto Eco relativi al retrocedere generale degli ultimi anni. Volevamo comprarlo a quel comunista di Bari per il suo compleanno(ecco altra nius, auguri di nuovo…e anche ad Enrico e Giulia) ma non l’abbiamo trovato.
Il libro dal titolo autocommentante è: “A passo di gambero”.
Non ho altre cose interessanti da dirvi, mi sono tagliato i capelli, fatto la barba, ho migliorato un po’ l’inglese, non ho litigato con nessuno e mi sono rimesso a studiare un po’.
Passo e chiudo. Devo uscire e prendere il solito treno ![]()
As I Walked Out One Evening
As I walked out one evening,
Walking down Bristol Street,
The crowds upon the pavement
Were fields of harvest wheat.
And down by the brimming river
I heard a lover sing
Under an arch of the railway:
‘Love has no ending.
“I’ll love you, dear, I’ll love you
Till China and Africa meet,
And the river jumps over the mountain
And the salmon sing in the street,
“I’ll love you till the ocean
Is folded and hung up to dry
And the seven stars go squawking
Like geese about the sky.
“The years shall run like rabbits,
For in my arms I hold
The Flower of the Ages,
And the first love of the world.”
But all the clocks in the city
Began to whirr and chime:
“O let not Time deceive you,
You cannot conquer Time.
“In the burrows of the Nightmare
Where Justice naked is,
Time watches from the shadow
And coughs when you would kiss.
“In headaches and in worry
Vaguely life leaks away,
And Time will have his fancy
To-morrow or to-day.
“Into many a green valley
Drifts the appalling snow;
Time breaks the threaded dances
And the diver’s brilliant bow.
“O plunge your hands in water,
Plunge them in up to the wrist;
Stare, stare in the basin
And wonder what you’ve missed.
“The glacier knocks in the cupboard,
The desert sighs in the bed,
And the crack in the tea-cup opens
A lane to the land of the dead.
“Where the beggars raffle the banknotes
And the Giant is enchanting to Jack,
And the Lily-white Boy is a Roarer,
And Jill goes down on her back.
“O look, look in the mirror?
O look in your distress:
Life remains a blessing
Although you cannot bless.
“O stand, stand at the window
As the tears scald and start;
You shall love your crooked neighbour
With your crooked heart.”
It was late, late in the evening,
The lovers they were gone;
The clocks had ceased their chiming,
And the deep river ran on.
Wystan Hugh Auden
I Simpson e la filosofia
Mark T. Conard, William H. Irwin, Aeon J. Skoble
E' possibile che Bart Simpson rappresenti la perfetta incarnazione dell'ideale nichilista di Friedrich Nietzsche? Che il comportamento di Marge sia la realizzazione concreta della classificazione aristotelica delle virtù? Che la mentalità di Springfield sia frutto di un approccio decostruzionista al reale? Secondo William Irwin, Mark T. Conard e Aeon J. Skoble, per capire l'epopea dei Simpson è più utile rivolgersi a Immanuel Kant, Karl Marx e Roland Barthes che non ai sociologi o ai critici televisivi. Diciotto saggi, diciotto possibili percorsi interpretativi che offrono letture originali dei personaggi, dei linguaggi e della scorrettezza politica della serie. Uno studio che applica le armi della dialettica alla cultura pop, fondendo il rigore espositivo tipico della filosofia all'ironia di un oggetto di indagine insolito. “I Simpsin e la filosofia” offre inoltre la possibilità di ripassare molte delle battute e dei dialoghi che costituiscono una delle ragioni del successo di una serie tv, che ancora oggi in Italia può contare su una media di quasi 4 milioni di spettatori al giorno.
Il capitolo 11 è stato originariamente pubblicato in “Political Theory 27″ (1999), pagg.734-749 ed è stato ristampato qui con l'autorizzazione dell'autore e della Sage Publications, Inc.
Da: Bol.it
—
DEVO AVERLO!
Cascando

I
perchè non meramente l'occasione
senza speranze di stillare
parole
meglio non è abortire che essere sterili
plumbee dopo che tu vai via le ore
cominceranno sempre troppo presto
uncinando alla cieca
a dragare il letto del desiderio
recuperando le ossa i vecchi amori
orbite un tempo riempite di occhi come i tuoi
forse che tutto è sempre meglio troppo presto che mai
coi volti bruttati dal nero desiderio
nuovamente dicendo in nove giorni mai riemerse l'amato
nè in nove mesi
nè in nove vite
2
nuovamente dicendo
se non m'insegni non imparerò
nuovamente dicendo ecco vi è un'ultima
volta persino per le ultime volte
ultime volte per mendicare
ultime volte per amare
per sapere di non saper fingere
un'ultima anche per le ultime volte
di dire se non m'ami
non sarò amato se non amo te
non amerò
la zangola di parole stantie nuovamente nel cuore
amore amore amore
tonfo del vecchio pistone a pensare
l'inalterabile
siero di parole
nuovamente atterrito
di non amare
di amare e non te
di essere amato e non da te
di sapere di non sapere fingere
fingere
io e tutti quegli altri che ti ameranno
se ti amano
3
sempre che ti amino
Samuel Beckett
Non buttiamoci giù
“Non mi piace vedere le persone sconvolte.”
“E io allora? Sono sconvolto. La mia vita è un inferno.”
D'accordo, Chas non poteva saperlo, ma quello lì non era un discorso da farsi con nessuno della nostra compagnia, cioè i Quattro della Casa dei Suicidi. Noi, eravamo i Re e le Regine dell'Inferno: per definizione. Se Chas aveva rinunciato al sesso, noi stavamo cercando di decidere se rinunciare o no alla cazzo di vita.
Nick Hornby - Non buttiamoci giù. Editore Guanda.
Se volete leggere il primo capitolo in rete:
Nick Hornby - Un invito alla lettura
Peter Handke
Preso da:
“La donna mancina” di Peter Handke
—
Quando giunsero davanti a un automatico, c'era lì un uomo indaffarato a cambiare il liquido per lo sviluppo. Il padre si chinò a guardare le foto esposte all'esterno dell'apparecchio: mostravano quattro volte di fila lo stesso uomo d'aspetto giovanile, col labbro superiore che scopriva i denti in un sorriso; in una delle foto compariva anche una ragazza. Il padre restò a considerare quel signore col liquido rivelatore, che ora chiudeva il cassone e si rizzava; poi come sorpreso, indicò le foto: “Ma quello è lei, non è vero?”.
L'uomo era lì ritto accanto alle sue foto: nel frattempo era invecchiato, era diventato quasi calvo e sorrideva anche in un altro modo. Si limitò ad annuire. Il padre chiese notizie della ragazza, ma l'uomo fece solo un gesto con la mano, come si gettasse qualcosa dietro alle spalle, e si allontanò.
Si fecero fotografare e nell'attesa gironzolarono lì nei pressi; il padre si fermò davanti a varie cose. Quando tornarono all'automatico, stava giusto uscendo la striscia con le foto. La donna la prese, ma sulle foto c'era uno sconosciuto. Read the rest of this entry »